LA SUBACQUEA COME ATTIVITA’ FORMATIVA

LA SUBACQUEA COME ATTIVITA’ FORMATIVA

INTRODUZIONE

L’Uomo, concepito quale essere terrestre, può vedere nella conquista del mondo acquatico, come parimenti degli spazi aerei, la motivazione per superare i propri limiti, per addentrarsi in un mondo che gli sarebbe almeno teoricamente precluso. In questo senso l’attività subacquea presenta peculiarità che la rende sicuramente per certi versi un po’ particolare. Si ritiene infatti che essa concentri in sé buona parte delle caratteristiche delle attività sportive come pure di quelle ricreative, e che pertanto possa essere considerata come attività legata, almeno sul piano conscio, ai bisogni di tipo accrescitivo e di autorealizzazione della Persona.

Se questa può essere la motivazione iniziale, per lo più inconscia, che spinge una Persona ad interessarsi della subacquea, lo sviluppo delle capacità, l’apprendimento delle regole e delle tecniche successivamente va visto in primo luogo come attività di autocontrollo e di controllo dei compagni di immersione. La profonda essenza della subacquea non sta infatti nello sviluppo di capacità fisiche e/o muscolari tali per cui il Soggetto “diventa abile” in operazioni spesso sempre più complesse, ma piuttosto nello sviluppo di un sistema di autocontrollo che fa si che il Soggetto sia sempre più abile a gestire la sequenza di procedure necessarie all’espletamento dell’immersione.

 

LE MOTIVAZIONI ALLA SUBACQUEA

Il motivo per cui una Persona approda alla subacquea è molto delicato e si basa su due precisi bisogni: da una parte l’abito esterno ovvero ciò che si vede, dall’altra la nostra sfera emozionale interiore, ovvero solo ciò che in noi sentiamo ma che non si vede.

< L’abito esterno è il bisogno di scoprire sino a che punto siamo capaci di confrontarci e di superare, grazie alle nostre tecniche e capacità, la forza naturale dell’elemento acqua che, anche se non ci appartiene, ci strega e ci affascina, spingendoci ad accarezzare inconsciamente il bisogno di possedere, anche se per poco tempo, questa dimensione liquida rivestita del antico torpore del periodo fetale.

Il rivestimento, la muta, l’attrezzatura, di cui abbiamo bisogno per vivere l’acqua, ci gratifica nell’immagine che mostriamo e riceviamo di noi. È il bisogno di dimostrare a se stessi e agli altri che siamo capaci di andare dove pochi uomini si cimentano, di carpirne i segreti e misteri con risvolti allo stesso tempo narcisistici e distensivi.

< La sfera emozionale interiore rappresenta la seconda ragione, più sottile, legata alla scoperta della parte più nascosta di noi, quella che chiede di essere ascoltata e che riguarda le nostre debolezze e, se ascoltata trasforma l’emotività interiore in forza ed energia. Questo mutamento, sviluppa il coraggio di posare lo sguardo nello specchio di noi stessi senza barare o negare nulla alla propria identità. Il bisogno del profondo in questo caso è il bisogno di interiorità di comunicazione con il proprio io, con le proprie emozioni e paure. È proprio attraverso la paura ed il timore di affrontare il mondo del mistero liquido che siamo attratti verso l’attività subacquea. Vivere la profondità del mare è in stretto rapporto con il bisogno di conoscere la parte più segreta di noi.

Questa conoscenza diretta con la sfera emozionale trova nell’immersione il giusto ambiente privato e naturale per riuscire a dichiararsi a se stessi. Più aumenta la distanza dalla superficie, più l’equilibrio razionale della conoscenza della gestione delle emozioni e delle azioni indispensabili in questa sfera che ci ospita diventa determinante. In questo senso la distanza dalla superficie diventa direttamente proporzionale all’abilità nel controllare le proprie emozioni e reazioni; il subacqueo esperto diventa colui che è in grado di gestire le proprie ansie non nel senso dell’incoscienza o della spavalderia ma nella razionalizzazione della gestualità.

 

LE CARATTERISTICHE DELLA SUBACQUEA

Spiegate quelle che sono le motivazioni psicologiche che ci spingono alla conquista dell’elemento acqua, rimangono da analizzare alcuni altri fattori importanti e peculiari dell’attività subacquea e che possiamo elencare nella conquista del silenzio, nei connotati di socializzazione che l’attività presenta e nel bisogno di autostima.

< L’acqua è silenzio, ovvero solo rumore prodotto dal nostro fisiologico ed indispensabile respiro con le bolle che esso genera e che, nel loro fuggire verso la superficie, rappresentano l’invisibile cordone ombelicale che ci lega al nostro mondo. Nell’approccio alla profondità dell’acqua il desiderio di conoscere i nostri silenzi interiori è mistificato dall’abito esterno, quello che racconta il vero macho che non ha paura, quello che abbiamo visto essere il primo bisogno che ci spinge verso l’acqua. Ne risulta contemporaneamente uno stimolo ed un’attrazione per dimostrare a noi stessi di essere uomini senza paura, ma proprio qui avviene l’incontro con il nostro io, con il timore e la paura discendere, spinti come siamo dal bisogno di gratificazione nel sentirsi “omacci”. È il guerriero con l’armatura che al suo interno vive le angosce e le gioie delle sue conquiste e sconfitte. La sfera emozionale che vive all’interno dell’armatura, agevolata dal contorno dell’ambiente liquido profondo, spinge verso l’esterno la nostra coscienza per aprire il dialogo con noi stessi e contemporaneamente con l’umiltà e rispetto nei confronti della natura che ci ospita. Automaticamente la scoperta di sentimenti quali l’umiltà e rispetto per la natura è rivolta anche verso le proprie debolezze, le proprie paure ed i propri timori, riparata alla vista degli altri che non possono sentire in loro ciò che noi invece ascoltiamo dentro di noi attraverso un dialogo nuovo ed importante. Approdare al proprio specchio sommerso e segreto conduce alla calamita che coinvolge la propria intimità emotiva. Varcare il mondo proibito, inizialmente spinti dall’esuberanza di essere più forti di ciò che ci circonda, ci conduce poi alla scoperta di questi sentimenti umili, irrazionali e coerenti, che nulla tolgono l’emozione del dialogo tra l’abisso misterioso e affascinante con noi stessi, ma anzi lo fortificano e lo arricchiscono di volta in volta.

Ecco quindi che, dapprima la dimensione “silenziosa” di questa attività, ma poi, non appena il subacqueo abbia acquisito un minimo di esperienza, anche la dimensione “di assenza di gravità”, portano ad una maggior percezione di elementi provenienti dal mondo interno. Con elevata frequenza ciò favorisce uno stato di rilassamento, di calma, di pace e di concentrazione. Questo fenomeno può certamente dirsi come favorente una diminuzione dello stato di ansia e di paura e pertanto ha tutte le caratteristiche per potersi collocare come soddisfazione di bisogni attinenti al livello della sicurezza. Non è raro sentire subacquei che riferiscono di raggiungere lo stato di calma solo andando sott’acqua, alcuni riferiscono che la mancanza di rumore, la necessità di concentrarsi su parametri fisiologici quale ad esempio il respiro induce una sorta di “stato di grazia”, un senso di protezione ma soprattutto di mancanza di qualsiasi tensione emotiva.

< L’aspetto sociale o, per meglio dire, il livello dei bisogni di affetto e di appartenenza, deve essere considerato anche alla luce del fatto che i subacquei sono pressoché obbligati dalle varie didattiche ad osservare il sistema di coppia, ossia una serie di regole tendenti alla mutua assistenza ma anche alla costante comunicazione delle proprie condizioni, attraverso gesti codificati, con il compagno di immersione. Questo elemento, pur riconoscendo primariamente funzione di aumento della sicurezza e di diminuzione dei rischi, è un fattore che presenta importanti connotati di tipo relazionale: il compagno deve essere lo stesso per tutta la durata dell’immersione e viene assegnato dal gruppo o dal capogruppo durante il briefing.

L’aspetto gruppale, sia nell’attività di didattica che in quella meramente ricreativa, sta assumendo un valore molto preponderante soprattutto negli ultimi anni, ossia da quando l’attività subacquea si è trasformata da passione di pochi ad attività collettiva diffusa. Gli aspetti altamente aggreganti che caratterizzano le attività dei centri e delle scuole di immersioni sono noti a tutti. Attività apparentemente poco significative e tecnicamente non troppo difficili, stanno avendo successo sociale a volte maggiore di tutte quelle che un tempo erano tipiche del sommozzatore classico. La buona riuscita di questo genere di iniziative ed il proliferare di momenti sociali di condivisione sta a significare che questa attività soddisfa anche bisogni di appartenenza quali, ad esempio, l’individuazione di un leader e di un gruppo in cui identificarsi. Tutti i simboli di affiliazione come stemmi o magliette sono prassi che aiutano la Persona a sentirsi parte di un gruppo omogeneo differenziato dall’esterno, dimostrandosi in grado di un buon successo in termini di capacità aggregante e di mantenimento della frequentazione delle Persone nel lungo periodo.

< La valenza aggregante dell’attività subacquea non deve comunque mettere in ombra l’ultimo aspetto qui preso in considerazione, legato alla competitività, e più precisamente quello di soddisfazione dei bisogni di stima e di autostima che riveste per alcune Persone.

Infatti la proliferazione dei brevetti, di nuove specialità ed il differenziarsi di corsi di tutti i tipi, se da una parte risponde senz’altro ad esigenze di tipo commerciale che hanno che fare con la diversificazione dei prodotti, dall’altra incontra il successo del pubblico anche perché per alcune Persone può avere una funzione di riconoscimento di bravura e capacità. Il conseguimento di un brevetto, oltre che agli aspetti di miglioramento delle competenze tecniche dell’allievo, può avere per quest’ultimo anche una funzione di gratificazione sociale, di valorizzazione delle proprie performance, di distinzione rispetto ad altri suoi pari. Il termine “carriere subacquee” sta proprio di indicare la sequenza del conseguimento dei vari titoli che oltre ad un aspetto di merito, acquistano anche funzione di ordinatori sociali, nel senso che contribuiscono al formarsi dei livelli gerarchici nel gruppo di subacquei.

 

CONCLUSIONI

Le considerazioni sopra esposte, ma soprattutto l’esperienza personale in questa attività sportiva, possono portare a considerare la subacquea quale attività altamente formativa ed educativa; una attività che insegna innanzi tutto il rispetto per l’elemento diverso e la comprensione dei propri limiti

A cura di:
Dott. Enrico Piovan - Medico Chirurgo specialista in Radiodiagnostica e Neurochirurgia
Dott.ssa Paola Zanella - Pedagogista Clinico e Reflector